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Paragrafo 2 . Le idee.


La   dottrina  politica  che,  ormai  consolidata,  pi  compiutamente
incarnava i valori antiassolutistici, era il liberalismo.
     Ideologia  dalle  complesse  origini,  riconducibile  alle  prime
consapevoli
     
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     affermazioni  delle  libert individuali contro  l'autoritarismo,
l'intolleranza  e  l'oppressione  del  potere  politico  e   religioso
risalente  al  Medioevo,  essa  si era consolidata  grazie  ai  valori
portati dalla Riforma, quali la difesa della tolleranza e della libera
interpretazione dei sacri testi. Essa si era in seguito arricchita dei
contributi  del  razionalismo in campo filosofico e della  rivoluzione
scientifica, portatori di una nuova fiducia nella ragione umana, nella
sua autonomia e nella sua capacit di progresso.
     Sul  piano politico, le prime fondamentali teorie liberali  erano
state  prodotte nell'ambito del giusnaturalismo; erano state  ampliate
dal   filosofo  inglese  John  Locke  (1632-1704)  ed  avevano   avuto
attuazione nel sistema politico olandese e in quello inglese, gi  nel
Seicento;   esse   erano   state   quindi   approfondite   e   diffuse
dall'Illuminismo (vedi capitolo Cinque, paragrafo 2) e avevano trovato
una   pi  ampia  e  significativa  applicazione  con  la  Rivoluzione
americana e con quella francese.
     Dopo  l'esperienza  lacerante  della  Rivoluzione  francese,  del
liberalismo  prevalse l'orientamento moderato, che assegnava  maggiore
importanza alla libert piuttosto che all'eguaglianza, e della libert
privilegiava gli aspetti individualistici rispetto a quelli sociali.
     I   liberali   moderati,  provenienti  soprattutto  dalla   ricca
borghesia   e  dall'aristocrazia  progressista,  erano  contrari   sia
all'assolutismo monarchico che a forme di governo basate  su  un'ampia
partecipazione popolare, come quella proposta dai giacobini durante la
Rivoluzione  francese.  Essi,  in pratica,  erano  favorevoli  ad  una
monarchia   costituzionale,   che   garantisse   il   rispetto   delle
fondamentali libert politiche, riservando per il potere effettivo ad
una   ristretta  minoranza.  Essi  disapprovavano  inoltre   qualsiasi
intervento dello stato sul sistema economico, perch ritenevano che il
libero  gioco  del mercato, attraverso la totale libert  d'iniziativa
economica, avrebbe di per s armonizzato e soddisfatto i vari  bisogni
sociali e garantito il progresso.
     Mentre  il liberalismo moderato poneva in primo piano la  libert
individuale, il programma dei democratici si fondava sul principio  di
eguaglianza.  Essenziale era considerata pertanto la realizzazione  di
uno  stato  repubblicano a suffragio universale, di modo che  la  base
sociale del potere politico fosse pi ampia possibile. Essi ritenevano
inoltre   che   lo   stato  avrebbe  dovuto  garantire   l'eguaglianza
sostanziale, adottando misure per il miglioramento delle condizioni di
vita  della  popolazione, riconoscendo uguali diritti a  lavoratori  e
datori  di  lavoro  e istituendo servizi sociali fondamentali,  fra  i
quali l'istruzione laica, obbligatoria e gratuita.
     A  partire  dagli  ultimi anni del Settecento  si  era  delineata
chiaramente  anche l'idea di nazione quale insieme di individui  uniti
da  origini  e cultura comuni, dotati quindi di un'identit collettiva
definita  e  storicamente riconoscibile; in seguito, con la diffusione
della   cultura   romantica,   essa   divent   presupposto   per   la
rivendicazione dell'autonomia politica.
     La  geografia politica disegnata a Vienna, rispondente solo  agli
interessi  dei  sovrani  e  non  alle aspirazioni  dei  popoli,  aveva
potenziato ulteriormente il sentimento nazionale, facendolo  diventare
uno   dei   principali  fattori  di  coesione  sociale.  La  coscienza
nazionale, infatti, accomunava nella lotta alla Restaurazione soggetti
diversi   indipendentemente  dalla  loro   estrazione   sociale:   gli
intellettuali   borghesi  e  aristocratici,  che  legavano   ad   essa
l'esaltazione delle tradizioni culturali e le speranze di un programma
di rinnovamento
     
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     culturale; la borghesia imprenditoriale, per la quale  uno  stato
nazionale   indipendente   ed  unitario  significava   innanzi   tutto
unificazione e ampliamento del mercato.

[Cartina non riportata: Le frontiere e i gruppi nazionali nel 1848. La
cartina  evidenzia la mancata corrispondenza tra stati e  nazionalit.
Si  tratta  di  una  situazione  assai complessa  (stati  comprendenti
diverse  nazionalit; nazionalit divise tra pi stati; intere nazioni
frazionate in stati diversi), che, in un periodo caratterizzato  dalla
diffusione  dell'idea  di  nazione,  sar  inevitabilmente  causa   di
instabilit e conflittualit all'interno degli stati e nelle relazioni
internazionali].
